FORSE LA BSA NON SA (O NON VUOLE DIRCI) CHE NON SEMPRE COPIARE SOFTWARE E' REATO ...

SOURCE, OPEN SOURCE
Milano, 15 novembre 2000. Stavolta vengo subito al dunque. In quanto utente di Internet pensavo di essere solamente un pedofilo. Ora mi rendo conto che invece, come generico fruitore della tecnologia informatica e in particolare di software scritto da altri (non si può fare tutto da soli), sono un vero e proprio criminale. La BSA, per esteso Business Software Alliance, che altri non è se non (tadaaaa!!) Zio Bill in persona giuridica, ha gentilmente ritenuto opportuno, attraverso un ben noto spot pubblicitario, renderci edotti del fatto che "quarantaquattro software su cento sono duplicati, copiati, venduti come originali" e che "utilizzare software copiati in azienda è un reato". E continua, con quella che ai più prevenuti potrebbe persino sembrare una velata minaccia, quasi una sorta di ultimatum: "con la nuova legge si rischiano fino a tre anni di reclusione". Più o meno come un omicidio colposo, mi dicono. Grazie. E consiglia: "Per controllare se nella tua azienda il software è legale, contatta BSA".

A parte il fatto che sarebbe come per la Guardia di Finanza dire "Per controllare quanti tra i tuoi soldi sono stati evasi dalla dichiarazione dei redditi, contatta la Guardia di Finanza" - non so perché ma penso che il consiglio sarebbe preso poco in considerazione - la BSA questa volta l’ha fatta grossa. Ed ora via, lo so che state aspettando una delle mie solite missioni impossibili. Bene, odio deludere i miei affezionatissimi lettori.  OPEN SETUP
Vuoi installare Linux sul tuo computer ma hai paura di non essere capace? Se sei dalle parti di Milano approfitta dell'iniziativa di OpenLabs e MadeInLinux: per i prossimi 4 venerdì, a partire dal 17.11, installazione gratuita di Linux!

Dopo aver indossato il mio più bel kimono e spolverato il katana, mi introduco furtivamente nelle proprietà della BSA scavalcando quattro metri di muro di cinta con un salto mortale (operazione banale per un ninja). Tanto, anche se mi beccano al massimo mi danno una violazione di proprietà privata, che credo sia comunque meno di tre anni. Al posto del classico cane da guardia vengo accolto da una versione robotica della Volpe di Esopo, che con voce metallica recita "Salve, sono FoxPro, la prima Volpe Robot basata su DirectIA, il motore Microsoft per l’Intelligenza Artificiale, uno dei moduli che compongono DirectX 844. Funziono molto bene. Lo sapete che [cantato] Quarantaquattro Software In Fila Per Tre Col Resto Di Due - Copiati Son Reati In Fila Per Tre Col Resto Di Due - Al Muro Allineati In Fila Per Tre Col Resto Di Due –Tre Anni Vi Beccate In Fila Per Tre Col Resto Di Due. Sei Per Sette Quarantadue, Piu Due, Ottocentosettantasettemilioniquattrocentosedicimilaottocentonove".

E’ a questo punto naturale una constatazione: come tutti i prodotti Microsoft, anche questo motore per intelligenza artificiale è uscito un po’ troppo presto. Sembra che abbia qualche problema sulla parte matematica. Ma non importa. "Volpettina bella, cicci pucci pissi pissi" mugugno con fare suadente, emettendo i classici suoni cretini di avvicinamento a mammifero quadrupede, con un CD originale di Windows "Whistler", noto altresì come "Windows 2001 Odissea nello Spazio su Disco Insufficiente – R)iprova, I)gnora, T)ralascia", del quale sono beta tester, in bella mostra nella mano destra e il katana sguainato nell’altra. "Mhhh. Software Originale Microsoft = Amico" esclama il volpino robotico risolvendo una equazione simbolica scolpita in chissà quale regola inferenziale del suo siliceo cervello basato su un pentium 44 (Nota: dopo il Pentium III gli americi hanno smesso di usare i numeri romani. La cosa mi fa pensare). Inizia a scodinzolare, e io, malefico, come il cobra colpisco. Nessuna Pietà.

Inizio con un colpo da addetti ai lavori: un sussurro, tre lettere. "GCC". La Volpe mi guarda per un’attimo, prima di recuperare l’informazione dal silicio. Poi inizia a cambiare espressione. "X-Windows…", rincaro. Smette di scodinzolare. "Apache!" urlo, e la Bestia spalanca gli occhi, che subito dopo iniziano a ruotare. Respiro profondamente e porto uno degli attacchi più forti: "STAROFFICE!". Il fiato della belva è corto. E' l'ora del colpo di grazia. Una sola parola, definitiva, scolpita nella materia di cui sono fatti Tutti i Programmi dell’Universo.

LINUX

La cibernetica Volpe di Esopo fa appena in tempo a dire "tanto quella roba lì non funziona, è gratis, come fa a funzionare?", che diventa tutta blu, crolla e si sente una voce fuori campo che dice "il sistema ha eseguito una operazione non valida nel modulo Kernel32.dll".

Bene, per chiarire le cose una volta per tutte: Linux funziona. Funziona BENE. Nientepopodimeno che il Governo Cinese lo usa e secondo me i cinesi a certe cose sono abbastanza attenti. E Linux è gratis, è liberamente copiabile ed utilizzabile etc etc. così come lo sono StarOffice, Apache, MIGLIAIA di altri software Open Source (parola magica: Open) o che cadono sotto la cosiddetta GPL, General Public Licence o analoghe licenze o che sono semplicemente di "pubblico dominio" per scelta degli autori. In tutti questi casi sussiste la possibilità pratica di copiare, utilizzare e distribuire software in maniera assolutamente gratuita, purché, in ultima analisi, di questo software venga rispettata la "dignità", ovvero, più o meno, la proprietà intellettuale degli autori.

C'è qualcosa che non quadra, sento delle vocine dagli spalti. Come è possibile che della roba gratis funzioni, magari anche meglio della controparte commerciale? Chi ci guadagna? Come girano i soldi? La mia risposta è una domanda: secondo voi è più affidabile un prodotto, qualsiasi cosa esso sia, sul quale hanno lavorato persone "normali", ovviamente pagate, tutte concentrate in un singolo luogo geografico, oppure delle persone sparse nei quattro angoli del globo, che lavorano quando gli pare ognuno secondo le proprie possibilità e capacità? Persone che credono così tanto in quel prodotto da arrivare a pensare di lavorare gratis? Ricordiamoci che qui oltretutto parliamo di software, il quale ha una caratteristica così peculiare da renderlo addirittura utopico da un punto di vista marxista: grazie al costo nullo di duplicazione, quello che ha uno lo possono avere tutti, e chi sviluppa software Open Source questo lo sa bene. Come la mettiamo con il plusvalore secondo Marx, in questo scenario?

Per non far torto a nessuno, visto che ho tirato in ballo Marx per motivi non politici, è giusto che per motivi non politici parli anche di un Altro, che, mi dicono, espresse dei concetti quali "Chiedi e ti sarà dato" e "tratta il prossimo tuo come vorresti esser trattato tu stesso". Come dire, "se metti il tuo lavoro a disposizione del mondo, il mondo ti metterà a disposizione il suo". Che questo ragionamento possa funzionare in generale è ovviamente lasciato alla singola opinione politica, ideologica, sociologica etc., ma che possa funzionare con il software, che, ripeto, è duplicabile all’infinito senza alcun costo (se non quello, irrisorio, del supporto di duplicazione), è EVIDENTE. Questo è lo scenario nel quale ci si muove quando si parla dell’Open Software: una sorta di gigantesco volontariato mondiale di softwaristi che si mettono d’accordo, visto che stanno facendo tutti la stessa cosa, per farla una volta per tutte MOLTO ma MOLTO bene. Così nasce Linux, un sistema operativo UNIX-like affidabile a tal punto da essere considerato ormai unanimemente, dagli stessi esperti di Unix, come la MIGLIORE implementazione di Unix attualmente esistente. Non siete convinti? Fate un giro su SourceForge, il sito principe dello sviluppo Open Source, e date una occhiata a quanti progetti ospita.

Ancora non convinti? Sento sempre le vocine che cantano: "E i soldi? E i soldi? Money make the world go round, the world go round, the world go round…". I soldi con l’Open Software si fanno offrendo consulenze sui prodotti. La licenza Open Source dice effettivamente che i prodotti protetti dalla stessa non si possono far pagare, se non a coprire gli evidenti costi logistici di duplicazione, distribuzione, impacchettamento etc. Ma i prodotti stessi sono spesso così completi e complessi da creare un GIGANTESCO giro di servizi relativi, dalla installazione alla manutenzione, dall’aggiornamento alla risoluzione di problemi alla stampa di voluminosi tomi di riferimento o libri per principianti. Lo smanettone fa da sé, si legge i suoi manuali – sui quali c'è veramente TUTTO, sia ben chiaro – mentre gli altri pagheranno società o consulenti per il loro lavoro. Non una lira è pero’ dovuta a nessuno per il prodotto IN SE' – e parliamoci chiaro, quando il portatile vendutomi con W98 preinstallato si incarta, mi innervosisco non poco pensando che ho pagato un centinaio e rotti di mila lire in più per quel sistema operativo.

"Lo voglio vuoto e voglio risparmiare le centomila, voglio mettere su BeOS". (per inciso, BeOS è un altro sistema operativo gratuito, potentissimo, spettacolare). "Non si può non è previsto, li vendiamo solo preinstallati. Se non le piace W98 le diamo W2000, ma costa 350.000 lire anziche 100.000, quindi spende 250.000 lire in più". Precisando che le cifre adesso le ho più o meno sparate a caso perché le ho freudianamente rimosse, il concetto è esattamente quello che ho delineato. Insomma, se compro un paio di scarpe e queste mi si aprono dopo mezz'ora come minimo torno dal calzolaio a chiedere indietro i miei soldi – o comunque un prodotto migliore. Se un prodotto non funziona, è rotto, o funziona male, o comunque ha dei problemi, farlo anche pagare suona davvero come una beffa.

A questo punto ci ritroviamo con uno o più sistemi operativi gratuiti, perfettamente funzionanti, migliaia di applicativi che vanno da esoterici server di posta elettronica come SendMail, l’Oggetto Più Potente Dell’Universo ("Con SendMail fai anche la pizza", P.Borile), a cloni pressoché perfetti dei vari Word, Excel, Visual Studio, Oracle e chi più ne ha più ne metta. Davanti a noi c'è anche una volpe metallica, blu ed immobile che, ribaltandosi a pancia in su, ha messo in mostra tre tasti con scritto "Ctrl", "Alt" e "Canc". Mi dispiace, la resetteré qualcun altro. Io sono un Ninja, e la Prima Legge recita "Nessuno è Innocente". Un colpo, un morto. Me ne vado.

Ora credo che sia chiaro perché BSA, per dirla come il SuperPippo nazional-popolare, ha toppato. Perché "si è dimenticata", se volutamente o meno lo lascio decidere a voi, di tenere in considerazione l’Open Software nella vergognosa pubblicità di cui sopra. Peccato che questo piccolo dettaglio renda la pubblicità di BSA fondamentalmente non veritiera, poiché nessuno sulla faccia della terra può dire nulla a chi copia, usa e distribuisce software Open Source o analogo. Onde per cui:

Nel nome di Linus Thorvald, di Richard Stallman, di GNU e di tutta la Open Software Foundation io, Aaron Brancotti, a.k.a Babele Dunnit, sviluppatore di software, nel pieno possesso delle mie facolta mentali e giuridiche dichiaro di aver copiato, utilizzato e distribuito software originale non di mia proprietà, comportandomi quindi in maniera illegale secondo quanto viene espresso nella pubblicita’ di BSA. Dichiaro altresì che il suddetto software, ricadendo sotto GNU GPL o analoghe licenze (Python Licence, generico Shareware o Freeware), è altresì liberamente copiabile e ridistribuibile. Lascio la risoluzione della evidente contraddizione agli uomini di buona volontà, ma sinceramente mi aspetto che lo spot BSA, così com'è, venga SPAZZATO DALLA FACCIA DELLA TERRA con BIASIMO ed IGNOMINIA.

Ed ora, un ultimo trucchetto:

main( void )
{
for( int i = 1; i <= 44; i++ )

printf( "%d software in fila per tre col resto di %d\n", i, i % 3 );

printf( "Sei per Sette Quarantadue, piu’ Due Novantanove\n" );
}

In quanto autore di questo pezzo io, Aaron Brancotti a.k.a. Babele Dunnit, rinuncio ai diritti di copia (Copyright) sullo stesso, rendendolo liberamente duplicabile e ridistribuibile su ogni mezzo elettronico, cartaceo e per via orale, in toto od in parte, senza che a me sia dovuto alcunché e purché di questo pezzo vengano rispettati la dignità e proprietà intellettuale, ovvero purché in seguito a tagli e/o modifiche non ne venga alterato il significato e che nessuno dichiari di esserne autore in mia vece.

Inoltre, essendo presente in questo pezzo un piccolo programma in linguaggio C, faccio ricadere lo stesso sotto la medesima licenza di copia e ridistribuzione. Avete in questo modo la possibilità pratica di copiare software originale senza che nessuno vi possa dire assolutamente nulla, alla faccia dello spot della BSA.

Per finire, come in ogni software libero che si rispetti, ci sono gli "acknowledgements", i ringraziamenti. Questo pezzo è nato in seguito alla mia lettura della denuncia, sporta presso l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Via Liguria, 26, 00187 Roma, con Oggetto: "Copiare Software non è reato! Segnalazione/Denuncia di pubblicità ingannevole ai sensi del Decreto Legislativo n. 25/01/1992 n. 74", ad opera di Emmanuele Somma, dalla quale stralcio: "Si richiede quindi all'Autorità di intervenire per garantire la non criminalizzazione, il diritto all'immagine, nonché anche quelli economici e patrimoniali degli utenti e di quanti esercitano attività commerciali, industriali, artigianali e professionali avvalendosi di software libero, di pubblico dominio, a codice aperto o comunque non commerciale la cui copia e distribuzione è completamente lecita e non comporta, e non deve comportare, alcun tipo di criminalizzazione."

Grazie per l’attenzione,

Aaron Brancotti
 

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